Storia

I primi insediamenti umani del Pakistan risalgono all’età della pietra e si trovano sull’altopiano di Potwar (Punjab nord-occidentale); a essi fece seguito la raffinata civiltà della Valle dell’Indo (o di Harappa), che fiorì tra il XXIII e il XVIII secolo a.C. Successivamente arrivarono popoli seminomadi, che nel IX secolo a.C. si stanziarono tra Pakistan e India settentrionale. La religione vedica che professavano precorse l’induismo, mentre la rigida divisione del lavoro gettò le basi per il sistema sociale basato sulle caste.

Nel 327 a.C. Alessandro Magno arrivò nell’Indo per portare a compimento la conquista dell’impero persiano. Nonostante la breve presenza, ci sono ancora tribù che vantano una diretta discendenza dall’esercito di Alessandro. In seguito, iniziò l’età dell’oro della Via della Seta, un periodo di intensi scambi commerciali fra Cina, India e l’impero romano. I kushana si trovavano al centro del commercio della seta e stabilirono la capitale del loro regno di Gandhara a Peshawar. Nel II secolo d.C. l’impero raggiunse il più alto grado di sviluppo e di estensione territoriale coprendo i territori compresi tra l’Iran orientale, la Cina e il Gange. I kushana erano buddhisti e, durante il dominio del re Kanishka, costruirono diversi monasteri e migliaia di stupa. Il Gandhara divenne ben presto meta di pellegrinaggi e sede di studi buddhisti, oltre che un importante luogo di scambi commerciali.

Nel IV secolo l’Impero kushana scomparve e fu assorbito dai sasanidi persiani, dalla dinastia Gupta, dagli eftaliti dell’Asia centrale e dalla dinastia Shahi. Successivamente si verificò l’ascesa di un altro popolo potente, quello dei moghul, che regnò nei secoli XVI e XVII. I monarchi apportarono progressive riforme, promossero le arti, costruirono strani edifici e dimostrarono dapprima una certa tolleranza religiosa, per poi riportare lo stato all’ortodossia islamica.

Nel 1799 il governo di Lahore fu affidato a Ranjit Singh, un giovane e abile sikh. Negli anni successivi ogni suo sforzo fu diretto a costruire un piccolo impero, trasformando la confraternita religiosa dei Kalsha nell’esercito più potente del subcontinente indiano. Durante il suo dominio Ranjit accettò di tenersi alla larga dai territori inglesi – che iniziavano a sud-est del fiume Sutlej – a patto che gli inglesi lo lasciassero governare.

Il suo successore, salito al potere nel 1839, non rispettò il trattato e i sikh si ritrovarono coinvolti in una guerra vinta senza difficoltà dagli inglesi, che annessero al loro impero Kashmir, Ladakh, Baltistan e Gilgit, ribattezzate con il nome di Stato di Jammu e di Kashmir. Una seconda guerra contro gli inglesi decretò nel 1849 la morte dell’impero sikh e portò intorno al 1850 all’annessione del Punjab e del Sind. Verso la fine del XIX secolo crebbe nell’India britannica un sentimento nazionalista.

Nel 1906 fu fondata la Lega musulmana e 24 anni dopo fu avanzata la proposta di uno stato musulmano separato e indipendente. Nello stesso periodo un gruppo di esuli musulmani residenti in Inghilterra coniò il nome di Pakistan, ‘Terra dei puri’. I sempre più frequenti episodi di violenza tra gli hindu e i musulmani convinsero gli inglesi, negli anni quaranta, che era veramente necessario creare due stati separati. Il nuovo viceré, Lord Louis Mountbatten, annunciò che entro il giugno 1948 sarebbe stata dichiarata l’indipendenza.

L’India britannica si divise quindi in India (la parte centrale, abitata in prevalenza da hindu), Pakistan orientale (l’odierno Bangladesh) e Pakistan occidentale (l’attuale Pakistan). Questa divisione innescò una lunga serie di assassinii e causò una delle più massicce migrazioni della storia. Il Kashmir (o più correttamente ‘Stato di Jammu e Kashmir’) non volle far parte né dell’India né del Pakistan. Entrambi i paesi, allo scopo di convincere la regione recalcitrante, inviarono eserciti che si scontrarono in una guerra indo-pakistana.

Nel 1949 le Nazioni Unite proclamarono il cessate il fuoco e assegnarono una parte della regione a ciascuno dei due stati, ma ancora oggi non si sa chi avrà il dominio definitivo sul Kashmir. Il primo governatore generale del Pakistan fu un eminente attivista del movimento per l’indipendenza musulmana, Mohammed Ali Jinnah, che morì un anno dopo la creazione del nuovo stato. Fu sostituito dall’amico Liaqat Ali Khan, che fu assassinato tre anni dopo. Si aprì quindi un periodo di accese dispute tra governatori e primi ministri, che portò a una grave crisi economica. Solo nel 1956 venne redatta una costituzione e fu proclamata la Repubblica Islamica del Pakistan. Le diverse province del Pakistan occidentale e orientale subirono un processo di omogeneizzazione. Due anni dopo il presidente Iskander Mirza – insoddisfatto della situazione politica – abrogò la costituzione, soppresse i partiti e istituì la legge marziale. Da allora il Pakistan ha continuato, in una forma o nell’altra, a rimanere in questo stato di emergenza

Nei due decenni successivi il Pakistan fu coinvolto in un’altra guerra contro l’India per il controllo sul Kashmir e visse una guerra civile che portò alla separazione tra Pakistan orientale e occidentale e alla conseguente indipendenza del Bangladesh. Altro evento che sconvolse il paese fu l’assassinio del più carismatico primo ministro del Pakistan, Z. A. Bhutto. Nel 1977 il braccio destro di Z. A. Bhutto, il Generale Muhammad Zia ul-Haq, prese il potere, entrò nelle grazie degli USA (guadagnandosi così l’appoggio internazionale) e fu da molti riconosciuto come il nuovo eroe della libertà. La sua morte in un incidente aereo nel 1988 permise alla figlia di Bhutto, Benazir, di vincere le elezioni e di essere la prima donna alla guida di un paese musulmano. Ben presto perse il potere, ma fu rieletta alle elezioni del 1993.

Durante il suo mandato, Benazir Bhutto ha viaggiato in diversi paesi, ha sottolineato il potenziale economico del suo paese e promosso se stessa e il Pakistan come modello per un moderno stato musulmano. La dilagante corruzione politica ha contribuito ad allontanarla dal cuore del suo popolo. Il Presidente Farooq Leghari nel 1996 le ha revocato la carica di primo ministro. Le elezioni del 1997 hanno visto il ritorno del suo oppositore Nawaz Sharif. Ai test nucleari condotti dall’India, il Pakistan ha risposto con l’esplosione di cinque bombe atomiche nella regione del Baluchistan. Questa risposta ha provocato reazioni di condanna in tutto il mondo e le sanzioni internazionali rischiano di far precipitare l’economia. La causa principale addotta dal generale Pervez Musharraf in merito al suo colpo di stato dell’ottobre 1999 è stata quella di voler salvare un’economia disastrosa. L’esercito, dopo aver deposto Nawaz Sharif, prese il controllo delle istituzioni. Musharraf ha messo in guardia l’India dall’intromettersi nelle questioni interne del Pakistan, acuendo le tensioni tra i due stati sul problema del nucleare e del Kashmir.

Nel 2002 Musharraf ha ottenuto una maggioranza schiacciante, nel referendum del 29 aprile, per estendere di altri cinque anni la sua permanenza al potere ma, poiché da tempo la corte suprema aveva stabilito per ottobre la data delle elezioni, i partiti d’opposizione ne hanno contestato la legittimità.

Tre anni dopo il colpo di stato, settantadue milioni di elettori pachistani nell’ottobre 2002 si sono recati alle urne per eleggere i membri del parlamento e i deputati delle assemblee provinciali. Mir Zafarullah Khan Jamali della Lega Musulmana del Pakistan (Qa), partito vicino al presidente, è il nuovo primo ministro nel primo governo composto da civili dopo la presa del potere di Musharraf. Il presidente ha così rispettato una sentenza della Corte Suprema che aveva legalizzato il colpo di stato purché entro tre anni il potere fosse restituito ai civili. Jamali ha vinto di misura il Partito del popolo pakistano (Ppp) dell’ex primo ministro Benazir Bhutto e della coalizione di integralisti, la Muttahida Majlis-e-Amal (Mma). Gli osservatori dell’Unione Europea hanno criticato la parzialità della macchina dello stato nei confronti dei partiti vicini al presidente. Musharraf conserva la carica di capo dell’esercito e può licenziare il primo ministro. Secondo Benazir Bhutto il passaggio delle consegne è stato realizzato in maniera minima. L’azione del governo pakistano, alleato con gli americani nella caccia agli uomini di bin Laden, sarà ostacolata dalla coalizione integralista (il terzo partito più votato) che controlla il Baluchistan e la provincia della Frontiera di Nordovest, le due province chiave che confinano con l’Afghanistan.

A dicembre, vi sono stati scontri nella regione del Jammu-Kashmir. Nel settembre 2003 si è registrato un impressionante aumento degli attentati e degli scontri a fuoco nel Kashmir. Il numero due di Al-Qaeda, Ayman al-Zawahri, in un messaggio audio trasmesso dalle televisioni satellitari arabe ha esortato i pakistani a espellere il presidente Musharraf, accusato di aver tradito l’Islam. Il 2 ottobre è ripresa la caccia ai seguaci di bin Laden in una regione impervia, dominata da clan tribali, ai confini con l’Afghanistan.

Le zone confinanti con il Kashmir, il Punjab, l’Afghanistan continuano a essere interessate da azioni militari. Tuttavia si sono riaccese speranze di pace nei colloqui, il 19 e il 20 giugno 2004, tra i ministri della difesa indiano e pakistano che hanno messo al bando i test nucleari, istituendo tra di loro una linea diretta di comunicazione per prevenire dubbi e fraintendimenti e ridurre i rischi di attacco nucleare. Nessuna delle due potenze accetta il disarmo completo. Nell’ottobre 2004, il presidente pakistano Musharraf ha chiesto l’apertura di un dibattito nazionale per risolvere la disputa con l’India sul Kashmir. Musharraf ha proposto quattro soluzioni: l’indipendenza del Kashmir, il controllo congiunto della regione, la smilitarizzazione e l’invio di una missione da parte delle Nazioni Unite. Il 2005 ha visto l’aggravarsi della contesa nel Balucistan e i contrasti nelle relazioni diplomatiche con l’India. Rimane grave la minaccia costituita dai terrorismi di matrice islamica, mentre preoccupazione desta l’annuncio degli Stati Uniti di voler vendere al Pakistan alcuni caccia F-16. India e Cina non apprezzeranno la mossa. Nel 2008 è stato eletto presidente Asif Ali Zardari, che nell’ultimo anno ha intessuto vari rapporti internazionali: la sua prima visita è stata in Cina per rafforzare i rapporti economici; ha fatto molto discutere il suo aperto flirtare con la canditata alla vice-presidenza USA Sarah Palin e nell’ottobre 2009 ha anche incontrato papa Benedetto XVI.